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La storia dell’ennesima italiana a Londra trasferitasi per cercare lavoro!

Ce l’hai fatta. Finalmente sei laureata. Dopo anni di sacrifici, di “non posso, devo studiare”, di sveglie puntate all’alba e nottate insonni, anche per te è arrivato il tanto atteso giorno. Pensi di aver raggiunto un traguardo, e chi può darti torto. Sei colma di soddisfazione e di aspettative per il futuro che verrà. Che diamine, sei dottoressa! Non sarà poi così difficile trovare lavoro.

Immagino che quasi tutti sappiate come andrà a finire questa storia. Perché spesso in Italia succede così: trovi un tirocinio di sei mesi, lavori 40 ore settimanali e se ti va bene ti pagano 450€. Non fraintendetemi, ti insegnano un mestiere e inizi a capire come va il mondo; ma nel resto del mondo, le cose vanno proprio così?

Forse se mi trasferisco all’estero le cose andranno meglio… Magari divento un’italiana a Londra? Pioggia, nuvole, inglesi non troppo simpatici, una cultura che non mi appartiene un granché. Ma proviamoci!

Un’italiana a Londra in cerca di lavoro

Ed è così che entri nel mondo delle cosiddette application. Adotti questo termine come entrato nel vocabolario italiano da secoli e ti meravigli pure se qualcun altro ti chiede cosa voglia dire: “Mamma. A-P-P-L-I-C-A-T-I-O-N! Cosa c’è di complicato?”.

Adesso le tue giornate hanno un nuovo obiettivo: creare un curriculum, rigorosamente non in formato europeo -perché non va più di moda, non lo sai?-, che esalti tutte le tue potenzialità. Da questo momento sarai una hardworker, avrai ottime capacità di teamworking con netta tendenza alla leadership, ovviamente ti reputi una fastlearner e adori le challenges. Ah.

Ingenuamente pensi che trovare un lavoro sia il tuo unico problema; ancora non sapevi che a Londra è più facile trovare un lavoro che una casa. È anche vero, però, che non sei una stupida, ti sei trasferita tante di quelle volte che sai bene che non si affitta mai una stanza senza prima averla vista. Fortunatamente, hai un’amica che vive lì e che andrà in avanscoperta al tuo posto. Casa trovata!

La partenza

Il giorno della partenza è giunto. Tra poco ti potrai definire un’italiana a Londra. Arrivi, scendi dalla metro e inizi a camminare verso casa, che dovrebbe distare giusto dieci minuti. Ah no, forse venti. Ops, sono trenta. Verso mezzanotte ti ritrovi al margine di una superstrada, intorno a te ci sono macchine che sfrecciano e mini villette a schiera che si affacciano sull’asfalto. Non ci sono dubbi: quella che vedi è casa tua. Ah.

I vecchi detti fidarsi è bene, non fidarsi è meglio e chi fa da sé fa per tre non sono mai stati così veri. La casa fa pena. I coinquilini sono 9. Le foto hanno fatto il bagno nel Photoshop. Tu e la tua amica avete degli ideali di “casa accogliente e con un sacco di negozi intorno” molto diversi. Dormi nella casa degli orrori solo perché è notte inoltrata ma decidi che questa è l’ultima volta che il tuo giacchetto ti fa da cuscino e che il giorno dopo andrai in un bed & breakfast.

Cercare casa a Londra

Italiana a Londra in cerca di casa

 

Inizia così la tua ricerca matta e disperata di una dimora vivibile. Cercare casa a Londra è veramente dura.

Optiamo per affittare uno studio, detto all’italiana: monolocale. Peccato che l’inglese abbia preso alla lettera la parola mono-locale: non è ovvio che il bagno sia considerato una stanza separata. In alcuni studio londinesi la doccia è situata accanto al frigorifero o all’angolo cottura, così come il lavandino. Se sei fortunato ti mettono il WC in una specie di sgabuzzino. Non avresti mai creduto che, con poche semplici mosse, potessi fare la doccia, aprire il frigo e girare la pasta nello stesso istante!

Optiamo per la casa condivisa. Più diventi del mestiere e più ti rendi conto che troppe persone in una stessa casa non favoriscono una convivenza serena e pulita. Senza contare che molti annunci gridano a gran voce “NO COUPLES”. Ma si sa, il motto di Londra è Don’t take it personally. Ci farai l’abitudine.

Alla fine di mille peripezie, la casa c’è. Non sapevamo ancora che i nostri due coinquilini sarebbero stati peggio del monolocale con la doccia in cucina. Ma questa è un’altra storia!

Adesso andiamo a visitare la città, che ancora non ci siamo riusciti.

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